Marcia della Legalità 2026: un forte messaggio di memoria, legalità e speranza
Non una semplice manifestazione, ma un vero e proprio cammino di memoria e responsabilità.
La Marcia della Legalità 2026, svoltasi il 23 maggio e promossa dai Comuni di Chiusa Sclafani, Bisacquino e Giuliana, ha riunito amministratori, istituzioni, forze dell’ordine, scuole, associazioni e cittadini.
Una giornata che ha trasformato una data simbolica in un momento di riflessione collettiva sul presente e sul futuro del territorio.
Un cammino di memoria e responsabilità
La giornata è iniziata in contrada Catrini, nel territorio di Bisacquino, da dove è partito il corteo diretto verso Chiusa Sclafani. Un percorso scandito dalla lettura dei nomi delle vittime innocenti della mafia, quasi a restituire voce e dignità a uomini e donne che hanno pagato con la vita il prezzo della fedeltà allo Stato, alla giustizia e alla propria coscienza.
Camminare insieme ha assunto un significato che va ben oltre il gesto simbolico. Ogni passo è apparso come un impegno condiviso: la legalità non è una meta raggiunta, ma una strada che richiede costanza, sacrificio e partecipazione quotidiana. In questo senso la marcia ha ricordato a tutti che il 23 maggio non può essere confinato a una ricorrenza del calendario. La memoria delle stragi di mafia e delle loro vittime interpella ogni giorno le coscienze e chiede di tradursi in comportamenti concreti, nella vita pubblica come in quella privata.
I giovani protagonisti della legalità
Particolarmente significativa è stata la presenza di alcuni giovani. I rappresentanti delle Consulte Giovanili dei territori coinvolti hanno partecipato attivamente all’iniziativa, offrendo il segno di una generazione che non intende limitarsi ad assistere, ma vuole essere protagonista nella costruzione di una cultura della legalità. Accanto a loro, gli studenti dell’Istituto Comprensivo “G. Reina” di Chiusa Sclafani e Giuliana, che con la loro partecipazione hanno rappresentato il volto più autentico della speranza: quello di ragazzi e ragazze chiamati a raccogliere l’eredità morale di chi ha combattuto la criminalità organizzata e a trasformarla in impegno civile.

Il ricordo delle vittime innocenti della mafia
Momento particolarmente intenso è stato quello vissuto presso il Giardino Falcone, dove si è svolta la deposizione della corona d’alloro in memoria delle vittime, accompagnata dall’esibizione della Fanfara del 12° Reggimento Carabinieri “Sicilia”. Un gesto solenne che ha unito il raccoglimento al senso di appartenenza a una comunità che non vuole dimenticare.
Testimonianze, istituzioni e impegno civile
La cerimonia successiva, ospitata nell’atrio dell’Istituto Comprensivo, ha visto alternarsi gli interventi dei sindaci dei tre comuni coinvolti, delle autorità religiose e dei rappresentanti delle forze dell’ordine.
Particolarmente toccante è stata la testimonianza della signora Vittoria De Lisi, che ha ricordato la figura dell’agente Vincenzo Fabio Li Muli, membro della scorta del giudice Paolo Borsellino.
È stato ribadito che la legalità non coincide semplicemente con il rispetto delle norme, ma nasce dal riconoscimento della dignità della persona, dal rifiuto dell’indifferenza e dalla capacità di scegliere il bene comune anche quando ciò comporta sacrifici.


La legalità come stile di vita quotidiano
Ricordare Falcone, Borsellino, gli uomini delle scorte e tutte le vittime innocenti significa assumere il dovere di custodire il loro esempio nella quotidianità: nelle scuole, nelle famiglie, nelle associazioni, nelle istituzioni e nei luoghi di lavoro, nelle parrocchie.
La Marcia della Legalità si è conclusa lasciando un messaggio chiaro e impegnativo.
La lotta contro ogni forma di illegalità non appartiene soltanto alle forze dell’ordine o alla magistratura, ma coinvolge l’intera comunità.
Se il 23 maggio rappresenta una data fondamentale per la memoria nazionale, il vero tributo alle vittime consiste nel fare della legalità uno stile di vita quotidiano.
L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di educazione alla legalità promosso anche dalla Fondazione Falcone.


Articolo e foto: Alberto Oddo